domenica, Luglio 3, 2022

La revoca della patente di guida: sanzione automatica?

Il provvedimento di revoca della patente è un atto definitivo, disposto dalla Prefettura, notificato al destinatario nel luogo di residenza o tramite il comando di polizia competente.

È possibile far ricorso contro il provvedimento di revoca della patente al Giudice di Pace del luogo in cui è stata commessa la violazione entro il termine di 30 giorni dalla notifica. Ma in quali casi la Prefettura emette il provvedimento di revoca?

Le casistiche

La patente di guida è revocata per guida con patente sospesa o per violazioni del Codice della Strada; per un provvedimento emesso dall’Autorità giudiziaria o per mancanza dei requisiti morali.

Nel primo caso, l’interessato può conseguire un nuovo titolo abilitativo alla guida solo dopo il decorso di 2 anni dal momento in cui è stato notificato il provvedimento prefettizio, pertanto dovrà ripetere il percorso per il conseguimento del nuovo titolo di guida (esame teorico e pratico).

Quando vengono violate norme del C.D.S. con rilevanza penale (es. guida in stato di ebbrezza), il procedimento in Tribunale può concludersi con sentenza o decreto penale di condanna con la sanzione amministrativa accessoria della revoca della patente.

A seguito di irrevocabilità della pronuncia, la Prefettura provvede ad emettere la revoca della patente.

Nel caso in cui la revoca sia disposta a seguito di violazione degli artt.186 e 187 del C.d.S., l’interessato può conseguire una nuova patente dopo 3 anni dalla data di irrevocabilità o di esecutività della sentenza o del decreto penale di condanna, termine che passa a 5 anni nel caso di revoca disposta a seguito di incidente stradale con lesioni colpose gravi (art. 590 bis c.p.), 10 anni nel caso di sinistro con lesioni mortali ex art. 589 bis c.p. (15-20 anni nei casi previsti dalle aggravanti).

Le sanzioni

In relazione ai casi indicati, si fa rilevare che l’unica sanzione accessoria applicabile dal Giudice, anche nelle ipotesi non aggravate, era la revoca della patente. A seguito della pronuncia della Consulta, n. 88/2019, che ha dichiarato l’incostituzionalità dell’art. 222 CdS nella parte in cui non prevede che, in caso di condanna o patteggiamento della pena per i reati di cui agli artt. 589 bis e 590 bis c.p., “il giudice possa disporre.

In alternativa alla revoca della patente di guida, la sospensione della stessa ai sensi del secondo e terzo periodo dello stesso comma 2 dell’art. 222 cod. strada allorché non ricorra alcuna delle circostanze aggravanti previste dai rispettivi commi secondo e terzo degli artt. 589-bis e 590-bis cod. pen.”, è venuta meno l’automaticità della revoca della patente di guida.

Per la Corte costituzionale, infatti, l’automatismo della revoca può giustificarsi solo per le più gravi violazioni previsto dai commi 2 e 3 degli artt. 589-bis e 590-bis c.p. Ci sono poi dei comportamenti colpevoli in misura inferiore che rendono incompatibile con i principi di eguaglianza e proporzionalità, l’applicazione automatica della predetta sanzione amministrativa.

Requisiti per ottenere o mantenere la patente

Per ottenere e mantenere il titolo abilitativo alla guida è inoltre necessario avere determinati requisiti fisici e morali.

Ai sensi dell’art. 120 C.d.S., il Prefetto dispone il provvedimento di revoca della patente di guida anche per carenza dei cosiddetti requisiti morali.

Non possono infatti, conseguire la patente di guida i delinquenti abituali, professionali o per tendenza, coloro che sono o sono stati sottoposti a misure di sicurezza personali o di prevenzione, e le persone condannate per i reati di cui agli articoli 73 e 74 Dpr n.309/90, fatti salvi gli effetti di provvedimenti riabilitativi, (produzione e traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope e associazione finalizzata al traffico illecito di dette sostanze) ed i soggetti destinatari del divieto di cui all’art. 75, c.1 lett. A , D.P.R. n. 309/1990 (uso personale di sostanze stupefacenti).

Preme però aggiungere che con la sentenza n. 22 /2018, la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del comma 2 dell’art. 120 CDS nella parte in cui – con riguardo all’ipotesi di condanna per i reati di cui agli artt. 73 e 74 DPR n. 309/90 , che intervenga in data successiva a quella di rilascio della patente di guida – disponeva che il Prefetto “provvede” – invece che “può provvedere”- alla revoca della patente.

La nuova giurisprudenza

Con le successive sentenze n. 24 /2020 e 99/2020 lo stesso comma 2 è stato dichiarato anch’esso costituzionalmente illegittimo rispettivamente nella parte in cui disponeva che il Prefetto “provvede” -invece che “può provvedere”- alla revoca della patente di guida nei confronti di coloro che sono sottoposti a misura di sicurezza personale, e nei confronti dei soggetti che sono o sono stati sottoposti a misure di prevenzione, stante la violazione dei principi di uguaglianza, proporzionalità e ragionevolezza.

Alla luce delle indicate pronunce, si può ragionevolmente concludere che le stesse abbiano comportato il superamento del precedente automatismo della revoca della patente da parte del Prefetto, lasciando quindi un certo margine valutativo in capo all’autorità.

Inoltre, il provvedimento di revoca non può essere emesso se sono trascorsi tre anni dalla data di applicazione delle misure di prevenzione o dalla data del passaggio in giudicato delle sentenze di condanna per i reati di cui agli articoli 74 e 75 D.P.R. 309/90.

L’art. 120 al terzo comma, infine, stabilisce che “La persona destinataria del provvedimento di revoca di cui al comma 2 non può conseguire una nuova patente di guida prima che siano trascorsi almeno tre anni”, fissando quindi un termine minimo di efficacia del provvedimento prefettizio, necessario per evitare di eludere la ratio della norma.

Il destinatario del provvedimento di revoca, decorso il termine previsto, dovrà richiedere il nulla osta della Prefettura, prima di iniziare l’iter di conseguimento della nuova patente di guida (esame teorico e pratico).

Avv. Francesca Mirabelli
Avvocato. Laurea in giurisprudenza presso Università degli Studi di Torino. Collaboratore di intermediario assicurativo.

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