domenica, Luglio 3, 2022

Il nazionnivoro

Ti scoccia ogni singolo pasto provando a convincerti che la sua è la scelta più salutare e più naturale. Tutti ne conosciamo almeno uno, vivono tra noi e non aspettano altro che il primo banchetto per partire con i propri sermoni sulle abitudini alimentari da loro considerate le migliori. Lo so cosa state pensando, è proprio lui, il nazionnivoro.

Trovo particolarmente irritante e troppo mainstream la scelta del prefisso ‘nazi’ per definire qualcosa che ci infastidisce ai giorni nostri, a meno che la parola stessa non sia effettivamente nazista, che per natura indispone come persona, ma almeno ha un senso linguisticamente parlando.

Tuttavia essendo un tormentone, è di facile comprensione e volendo dibattere un suo concetto opposto in questo articolo, definito con il medesimo prefisso, ho deciso di vincere il mio fastidio e utilizzarla.

Premessa

Tra gli istinti fondamentali e necessari alla sopravvivenza di una qualsiasi specie animale c’è la dieta, non fa difetto in questa categoria il genere umano, che si alimenta da millenni per motivi di conservazione.

La grande differenza che intercorre però tra le altre specie e la nostra, è che difficilmente sentirete un maiale criticarne un altro per ciò che mangia, professando una conoscenza superiore che gli consente di indirizzarlo verso un’alimentazione migliore.

Non che i procioni, le lepri, le tigri si comportino diversamente, ma il maiale per simpatia è il primo animale che mi è giunto in mente, quindi per tutti quelli che stanno pensando “E ALLORA I CONIGLI???111??!!!” sappiate che avete ragione e avete tutta la mia stima.

Eppure non è della mia approvazione per voi o dei conigli che voglio parlarvi adesso, ma appunto del modo che abbiamo di porci a tavola con altri che la pensano diversamente da noi.

La stragrande maggioranza delle persone si avvicinano ad un pasto con altri commensali con il solo intento di: cibarsi; fare quattro chiacchiere del più e del meno della loro vita; fotografare il cibo e pensare a degli hashtag da associargli per condividerlo sui social; come dover smaltire tutto quello che si consumerà con dell’attività fisica successiva allo stesso.

La nascita del mito

Però non è per tutti così, esistono creature straordinarie che vivono questo pianeta e attendono il pasto di gruppo per dibattere le scelte dei loro commensali sulla base delle loro conoscenze tratte dallo zio Carlo e da tuttoquellochedevisaperesulcibo.it. Come abitudine siamo portati a definire queste figure ‘naziveg*’, vegani o vegetariani che dir si voglia, ma sarebbe riduttiva come categoria.

Per lo stesso motivo per cui ci sono migliaia di articoli ogni giorno prodotti sul calcio e pochissimi sul curling, nonostante entrambi questi sport si pratichino quotidianamente, allo stesso modo si sentono i fastidi legati agli onnivori a tavola ma non quelli dei veg, sebbene esistano e per una questione meramente quantitativa, superino di gran lunga i primi e i più famosi citati.

Sin dalle prime tavolate con i tuoi parenti, dopo aver comunicato la tua volontà di non mangiare animali o anche i loro derivati, si viene tempestati di una serie di rotture di palle cosmiche che al confronto immaginarsi di passare tutti le serate estive a vedere in loop la replica della via crucis del 78’ di Assisi è nulla.

Le gag

Anche in questa tipologia di fastidio esistono innumerevoli tormentoni che una persona che ha deciso di adottare una dieta veg dovrà sentire allo sfinimento, ognuno dei quali è meraviglioso nelle sue sfaccettature. 

Tra i principali cito il “ma le avrai le forze per continuare a vivere?”, la cui risposta più ovvia potrebbe essere “si guarda sto provando a suicidarmi, ma non avendo il coraggio per farla finita immediatamente, ho deciso di farlo lentamente smettendo di inzuppare i wurstel nel latte la mattina”. Altro tormentone che ricorre in questo genere di situazioni è il “ma almeno il pesce lo mangi?”, “certo, ce l’ho sul balcone nel vaso accanto al basilico, sto solo aspettando che termini la sua fioritura e poi pensavo di consumarlo”.

Oltre ciò un veg necessita di sentire preziose storie di lontani parenti e amici che sono morti o sono finiti in ospedale perché erano vegani o vegetariani e quando provi a ribattere il fatto che è andata così poiché sono stati investiti, il nazionnivoro non demorde e ti piazza la risposta “si ma stavano andando dal verduriere a comprare l’insalata” che è poesia.

Irresistibili sono poi le battute di quello che indicando un prato ti augura il buon appetito o che ti mostra quanto piacevole sia la sua braciola masticandola mentre ti fissa ed emettendo rumori che avrei difficoltà a riprodurre anche durante un orgasmo.

Paradossale è poi colui che, in mancanza di ulteriori argomentazioni a favorire la propria tesi, mentre trangugia il suo salmone in precedenza appositamente allevato in cattività e ucciso per il suo stomaco della cui vita non gli interessa nulla, si elegge a paladino delle piante con la famosissima “SI PERCHE’ LE CAROTE ALLORA NON SOFFRONO???1111??!!!!”.

Ci sono altre innumerevoli perle che un nazionnivoro è in grado di esporre che non citerò per brevità, ma non modifica il fatto che, se ancora nessuno ve l’avesse detto e vi riconosceste in queste gag spassose, mi permetterò di fare io, comunicandovi che il vostro pensiero non è né interessante né originale, annoia abbastanza e in conclusione si può dire che avete frantumato gli apparati genitali di tutte le creature degli universi passati presenti e futuri.

Conclusioni

Ognuno in questo mondo è libero di mangiare cosa preferisce. Sicuramente certe tipologie di scelte alimentari hanno delle basi etiche e umane ad ispirarle e altre meno, senza voler considerare le ripercussioni che una data scelta provoca in altri essere viventi; ma non essendo questo il punto focale del presente articolo, non approfondirò questa tematica.

Tuttavia sarebbe gradito che a tavola nessuno, a prescindere da quale sia la sua abitudine alimentare, a meno che tutti i partecipanti non desiderino affrontare la cosa, si permetta di sindacare sulle scelte dell’altro, perché oltre a non essere utile, infastidisce.

Buon appetito.

Gilberto Minozzi
Programmatore open source, appassionato di scacchi, moto e basket.

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